Adelchi

a cura di , commento e note di
3° ed.
978-88-317-7021-7

La seconda tragedia manzoniana, che qui si ripresenta nella prima edizione del 1822, fu composta in anni cruciali per le cospirazioni risorgimentali in Lombardia e tra i più tristi per quelluomo dalla coscienza delicata che fu Alessandro Manzoni. In un contesto ricco degli echi tragici della contemporaneità, si inscena, come già nel Conte di Carmagnola, il dramma dell’azione negata e dell’impossibile conciliazione della felicità dell’individuo con le ragioni del potere. Al centro dell’azione-riflessione tragica è la figura di Adelchi, il principe longobardo che assiste impotente alla caduta del regno dei suoi avi, insieme alla sorella Ermengarda, la sposa ripudiata di Carlo. In Adelchi lo scacco dell’individuo-eroe, già caro al teatro classico, si misura non nella scelta plateale del suicidio, ma nella consapevole rassegnazione a una sorte senza gloria. Ermengarda invece, la vittima innocente del naufragio della passione, affida al linguaggio non cosciente del delirio prima, alla voce del Coro poi, la traccia fragile della propria vicenda, segnando in questa impossibilità di trasformare in parola il proprio dramma la sua appartenenza alla schiera delle vittime senza storia.

Alessandro Manzoni (Milano 1785-1873) fonda con I promessi sposi il romanzo italiano moderno. In precedenza, nel corso di una giovinezza vissuta tra Milano e Parigi, si cimenta con i grandi generi classici della poesia lirica e tragica, in entrambi i casi innovandoli profondamente alla fine di percorsi paralleli che culminano rispettivamente con gli Inni sacri e con l’Adelchi.

Gilberto Lonardi insegna letteratura italiana all’Università di Verona. Su Manzoni ha scritto L’esperienza stilistica del Manzoni tragico (1965), Ermengarda e il Pirata. Manzoni, dramma epico, melodramma (1991), Manzoni e l’esperienza del tragico (1995) e ne ha curato l’edizione di Tutte le poesie (1987) e del Carmagnola (1989). Ha poi pubblicato fra l’altro due studi su Leopardi (Classicismo e utopia nella lirica leopardiana, 19862, e Leopardismo, 19892), due su Montale (Il Vecchio e il Giovane, 1980, e Il poeta e l’agone, 1989) e Alcibiade e il suo dèmone. Parabole del moderno, tra D’Annunzio e Pirandello (1988).

Paola Azzolini, dottore di ricerca in italianistica, insegnante nelle scuole superiori, ha pubblicato una serie di studi su Manzoni, Alfieri, la critica letteraria di secondo Ottocento. Nel 1987, nella Letteratura universale Marsilio, è uscito un suo commento a Tutte le poesie di Manzoni, e nel 1989 al Conte di Carmagnola. Nel 1988 ha curato l’edizione degli Studii sulla letteratura contemporanea di Luigi Capuana. Dal 1990 si occupa delle scrittrici italiane del Novecento: sono usciti saggi su Elsa Morante (1990), Matilde Serao (1995), Fausta Cialente (1997), Neera (1997).

Autore

(Milano 1785-1873) fonda con I promessi sposi il romanzo italiano moderno. In precedenza, nel corso di una giovinezza vissuta tra Milano e Parigi, si cimenta con i grandi generi classici della poesia lirica e tragica, in entrambi i casi innovandoli profondamente alla fine di percorsi paralleli che culminano rispettivamente con gli Inni sacri e con l’Adelchi.