Romeo e Giulietta nel villaggio

4° ed.
978-88-317-6892-4

Il capolavoro di Keller, definito da Walter Benjamin "immortale"

Se Gottfried Keller è stato sottratto a una soffocante mitologia patria e riportato nei ranghi della letteratura universale, è merito riconosciuto di Georg Lukács, che ha dato inizio a una riconsiderazione in chiave europea della sua opera narrativa e della sua figura storica. Oggi, questo erede del cosmopolitismo settecentesco e delle tradizioni democratiche elvetiche, nato nel 1819 e morto nel 1890, alle soglie della modernità, spicca decisamente nel panorama dell’Ottocento ed è senza dubbio il massimo rappresentante di un realismo inteso come compimento della tradizione classica. È in una Svizzera omerica, in paesaggi di grandiosità calma e solenne, che si compie il destino tragico dei due giovani innamorati, vittime dell’avidità dei padri e storditi dalle dissonanze del mondo; in un pallido mattino d’autunno, consumato l’amore su un barcone alla deriva, si lasceranno cadere, tenendosi strettamente abbracciati, nelle fredde acque di un fiume.
Con un «perfetto crescendo drammatico», in un linguaggio «densissimo e pur mirabilmente lieve» (L. Mittner), Keller crea il suo capolavoro, accolto come tale già alla sua prima apparizione nel 1856. E se Robert Walser ne rievocherà l’incanto in uno dei suoi schizzi più luminosi, Walter Benjamin giudicherà la prosa di Keller una delle più belle mai scritte in lingua tedesca. E definirà la novella
«immortale».

Autore

nasce a Zurigo nel 1819. Spirito ribelle, trascorre la giovinezza in povertà ed emarginazione. Dopo un vano tentativo di affermarsi a Monaco come pittore, il rientro a Zurigo segna il passaggio dalla pittura alla poesia. Un secondo soggiorno in Germania, nel 1848, lo porta in contatto con Feuerbach. Gli anni a Berlino segnano il periodo di maggiore produzione letteraria (prima redazione di Enrico il Verde, primo volume di La gente di Seldwyla). Nel 1855, oberato di debiti, è costretto a rientrare a Zurigo. Per sei anni vivrà senza professione, in grande isolamento. Nel 1861 è nominato primo cancelliere della città di Zurigo. A 57 anni riprende con piena maturità l’attività letteraria (seconda redazione di Enrico il Verde, secondo volume di La gente di Seldwyla, Novelle zurighesi) ottenendo finalmente il riconoscimento del mondo della cultura. Muore nel 1890. Per Zurigo e per la Svizzera è ormai un mito.