Capace di ossessionare l'immaginazione di Joseph Conrad e considerato da William Dean Howells "la più grande storia mai scritta da un americano", dopo eseere stato a lungo dimenticato - anche in Italia, dove è stato tradotto una sola volta trent'anni fa - Il mostro di Stephen Crane è ora considerato un grande classico della letteratura statunitense. Vi si racconta di uno stalliere nero che subisce una terribile ustione al volto nel tentativo di salvare il figliletto del suo padrone; divenuto "un uomo senza faccia" è trasformato in un "mostro" dalla comunità della cittadina di provincia in cui continua a vivere, suo malgrado.
Tra il mostro e la mostruosità che lo crea, Crane indaga l'inquietante connubio tra diversità e razza in un racconto ambiguo e sottile, la cui brevità rende intensa l'esperienza di lettura, e drammatica la ricerca di una soluzione a un conflitto tematico dall'esito sospeso. Come scrisse un altro lettore illustre, lo scrittore afro.americano Ralph Ellison, ne Il mostro si rappresenta con effciacia straordinaria "l'incessante guerra civile americana", quelal tra il "bianco" e il "nero".


Autore

nato a Newark, N.J., nel 1871, e morto a soli ventotto anni, è uno dei massimi scrittori della stagione realistico-naturalista. Autore di un celeberrimo romanzo sulla Guerra Civile (Il segno rosso del coraggio), nonchè di novelle e racconti memorabili - tra cui Maggie, una ragazza di strada - Crane è il creatore di uno stile tra i più originali e soprendenti della tradizione letteraria americana. In esso trovano posto, mescolandosi o alternandosi, un impressionismo che sa sovente sfumare nell'espressionismo, e persino nel simbolismo; la dissacrazione ironica, ma anche la passione morale, uno sguardo ogettivo e distaccato che non rinuncia però a proporre nuove, inaspettate chiavi di lettura del reale.