Anfitrione

a cura di , introduzione di

pp. 256, 7° ed.
978-88-317-6579-4
È possibile che, tornando a casa dopo un lungo viaggio, qualcuno incontri il proprio «doppio» di fronte alla porta? un doppio sfrontato, violento, che al malcapitato dichiara «tu non sei tu, ma io lo sono»? Fuori dalla letteratura, per fortuna, questo incontro è impossibile o almeno così si dice. Ma nel mondo fantastico dei racconti, il faccia a faccia con il «doppio» è un tema, com'è noto, di grande frequenza, da Hoffmann a Poe, a Dostoevskij, soprattutto la letteratura romantica pullula di «doppi» o di immagini speculari che, abbandonando bruscamente la lucida superficie che le ha fatte spuntare, pretendono di scacciare il vero «io» e di prendere il suo posto. Si tratta di «doppi» o, come piuttosto si dice in italiano, di «sosia»: e l'uso di questa specifica parola è molto rilevante. Per designare una simile, angosciosa creatura la nostra lingua si è infatti servita del nome proprio di colui che, per quanto se ne sa, ha avuto l'imbarazzante privilegio di incontrare per primo il proprio doppio: Sosia, appunto, lo schiavo di Anfitrione che, in questa commedia di Plauto, viene privato della propria identità per opera di un intrigo degli dei. Un intrigo di cui il Sosia plautino, scacciato da se stesso, non comprende naturalmente nulla: mentre alla sua mente sconvolta si affacciano i fantasmi della follia, il terrore della magia di trasformazione, la cerea rigidezza delle maschere funebri che - «doppi» solenni, ufficiali, degli aristocratici romani defunti - sfilavano in processione il giorno del funerale gentilizio. E intanto il povero Sosia discute, argomenta col suo «sosia»: se tu sei «io», allora «io», chi sono? (dall'Introduzione di Maurizio Bettini).

Autore

nasce intorno al 250 a.C. a Sarsina e muore a Roma nel 184. Le fonti ci hanno trasmesso, su di lui, pochissime informazioni biografiche sicure e molte leggende create dalla fantasia. Per noi egli vive solo nelle sue commedie che ci rivelano un genio teatrale tra i maggiori di tutti i tempi, destinato a influire profondamente sulla nostra cultura. La tradizione manoscritta ci ha conservato ventun commedie: Amphitruo, Asinaria, Aulularia, Bacchides, Captivi, Casina, Cistellaria, Curculio, Epidicus, Menaechmi, Mercator, Miles gloriosus, Mostellaria, Persa, Poenulus, Pseudolus, Ridens, Stichus, Trinummus, Truculentus, Vidularia.