Versi e poesie

a cura di
978-88-317-6495-7

Questo primo volume dell'edizione delle «Opere» di Giacomo Noventa presenta l'intero corpus poetico dello scrittore veneto: le liriche già note di Versi e poesie e Versi e poesie di Emilio Sarpi, 17 poesie inedite. Le poesie sono corredate di un apparato critico che, oltre a segnalare le varianti sia dei manoscritti che dei testi a stampa, fornisce, per quanto possibile, tutte le altre indicazioni (periodo di composizione, notizie sullo stato delle testimonianze, sede della prima pubblicazione ecc.) che si sono potute reperire. Il lettore potrà così seguire la genesi stessa della poesia noventiana, che viene qui pubblicata per la prima volta nella sua interezza, e potrà esprimere un più compiuto giudizio su una raccolta di liriche fra le più affascinanti del nostro Novecento.
Giacomo Noventa, poeta-filiosofo e critico acuto della cultura italiana moderna, è senza dubbio una delle voci più alte della nostra poesia contemporanea sia per l'originalità delle posizioni ideologiche e della scelta linguistica che per le prorompenti accensioni sentimentali e l'appassionata vena di canto che pervade i suoi versi.
La sua poesia mostra una straordinaria varietà di accenti, di ritmi, di motivi che vanno dalla meditazione dolente e profonda allo scherzo ironico e beffardo, dalla solennità del canto religioso alla leggerezza della canzonetta gioiosa. Una poesia che sa essere classica e moderna. Classica come i suoi motivi ispiratori: l'amore, l'amicizia, la nostalgia della giovinezza e della terra natale, la passione ideologica e politica, espressi senza ombra di retorica o di stucchevole sentimentalismo.
Moderna per l'inquietudine e l'angoscia di cui permea questi sentimenti pur nella ribadita certezza della fede derivante, di parole di verità. Una poesia infine che, attraverso l'adozione del dialetto veneto, trasporta nel cuore stesso della nostra lirica novecentesca la polemica di Noventa contro la cultura ufficiale italiana. Rifiutandone infatti anche la lingua che ne è espressione, Noventa marca il suo polemico distacco dalle ideologie e dalle poetiche di una cultura che egli sente falsa e fallace e recupera, grazie al dialetto, la possibilità di rifarsi a tematiche e di pronunciare parole che la lingua ufficiale non può usare, avendole svuotate del loro più vero significato.
 

"La poesia di Noventa nasce come una rivolta viscerale, rivolta motivata e ispirata direttamente dalla poesia italiana contemporanea" Mario Soldati

"Noventa era ed è un uomo tutto immerso nella cultura del suo tempo: immerso nel senso che la capisce, la giudica, la soffre in quanto ha di ineluttabile, di inevitabile, di irreparabile" Giacomo Debenedetti

Rileggendo i versi di Noventa, leggendoli ad alta voce a me stesso e a vari amici ho rilevato che più il tempo passa più essi acquistano significati" Andrea Zanzotto

"L'amore e la passione civile, la nostalgia dei luoghi e dei tempi, la presenza ovunque di una persona e di una sofferenza o gioia umana, l'armonia del canto, la disarmatezza della poesia che nulla ambisce d'essere se non la propria disarmata semplicità, erano i temi e i valori che la lezione di Noventa mi riportò e che la sua stessa persona mi portava" Giovanni Giudici

Autore

pseudonimo di Giacomo Ca' Zorzi nasce a Noventa di Piave il 31 marzo 1898. Nel  1916 si arruola volontario. Nel primo dopoguerra si iscrive all'Università di Torino. Dopo la laurea (1923), anni di viaggi all'estero (Francia, Savoia, Corsica, Germania, Spagna, Austria: dal 1925 al 1933), per studiare la cultura italiana attraverso la grande cultura europea. Scrive le sue prime poesie. Tornato in Italia, fonde e dirige con Alberto Carocci, a Firenze, «la Riforma Letteraria» (1936-1939), dalle cui pagine svolge la sua polemica contro l'idealismo e la cultura italiana a lui contemporanea. Nel dopoguerra fonda, a Venezia, «Gazzetta del Nord» (1946-1947) per riprendere, con rinnovato vigore, la sua battaglia per una «riforma» della cultura italiana. Collabora a riviste e giornali dell'area liberal-socialista, in particolare a «Mondo Nuovo». In seguito all'incontro con Adriano Olivetti, collabora alle iniziative editoriali di Comunità. Nel 1956 vince il Premio Viareggio per la poesia con la prima edizione di Versi e poesie. Muore a Milano il 4 luglio 1960.