In difesa di Marco Celio

(Pro Caelio)
a cura di

pp. 184, 8° ed.
978-88-317-6483-4

Marco Celio Rufo comparve in tribunale nell’aprile del 56 a.C. sotto il peso di un’accusa gravissima: violenza politica, congiura contro lo stato. Sua principale accusatrice Clodia, donna di spicco nell’ambito dell’alta società romana. Suo difensore Cicerone, allora all’apice della carriera e della fama.
In questa orazione, celebre tra le celebri arringhe del grande oratore, Cicerone procede senza curarsi di dimostrare l’innocenza del suo difeso, impegnandosi invece a confutare e distorcere i capi d’accusa e a demolire la fi gura morale della teste a carico, Clodia.
È un’arringa in cui vengono sfruttati tutti i mezzi, astuti falsi capziosi che siano, per ottenere un’assoluzione. E Celio fu assolto; Clodia scomparve dalla scena pubblica di Roma, bollata per sempre dall’impietoso ritratto tracciato da Cicerone. La parola dell’oratore fu, ancora una volta, più forte della verità.

Autore

nasce ad Arpino nel 106 a.C. Studia a Roma, ad Atene e a Rodi con i maggiori maestri dell’epoca: retorica, filosofia, eloquenza, diritto. La sua carriera forense si svolge parallelamente a quella politica: è questore, edile, pretore, console. Sostenitore di Pompeo, dopo la sua uccisione si ritira a vita privata. Alla morte di Cesare, Antonio e i filocesariani lo ritengono responsabile morale della congiura. I sicari di Antonio lo uccidono il 7 dicembre del 43 presso la sua villa di Formia. Vastissima la sua produzione, retorica e filosofica. Tra le opere più famose: In difesa di Milone, In difesa di Marco Celio, i cicli delle Verrine, delle Catilinarie, delle Filippiche, il Bruto, l’Oratore, le Tusculane, La natura degli dei, La vecchiaia, L’amicizia, Il fato, La divinazione, I doveri, La repubblica.