Il sogno di Scipione

Il sogno di Scipione

a cura di

pp. 104, 9° ed.
978-88-317-6357-8
I sogni svelano i desideri, e possono servire anche a immaginare ciò a cui non è possibile credere. Al Sogno di Scipione Cicerone ha affidato la sua utopia di un aldilà di giustizia e di perfezione intellettuale, di un mondo ultraterreno che costituisse anche un riscatto dalla corruzione affaristica e dalla degenerazione politica in corso a Roma. Nell'aldilà di Cicerone confluiscono suggestioni diverse, platoniche, pitagoriche, stoiche, e proprio questo spessore filosofico ha consentito la salvezza del Sogno, sopravvissuto al naufragio del De republica di cui costituiva la parte conclusiva. Da Macrobio al nostro secolo, il Sogno è stato studiato insieme come escatologia filosofica e come capolavoro di stile, il più bel brano della prosa latina. Ma il Sogno è qualcosa di più di un'esercitazione filosofica: è anche il resoconto di un viaggio immaginario, fra i modelli di un genere continuato poi da Virgilio, Dante e oltre. È la finzione del sogno che giustifica il viaggio astrale di Scipione, e garantisce alla trattazione ciceroniana il suo preciso equilibrio fra speculazione e immaginazione.

Autore

nasce ad Arpino nel 106 a.C. Studia a Roma, ad Atene e a Rodi con i maggiori maestri dell’epoca: retorica, filosofia, eloquenza, diritto. La sua carriera forense si svolge parallelamente a quella politica: è questore, edile, pretore, console. Sostenitore di Pompeo, dopo la sua uccisione si ritira a vita privata. Alla morte di Cesare, Antonio e i filocesariani lo ritengono responsabile morale della congiura. I sicari di Antonio lo uccidono il 7 dicembre del 43 presso la sua villa di Formia. Vastissima la sua produzione, retorica e filosofica. Tra le opere più famose: In difesa di Milone, In difesa di Marco Celio, i cicli delle Verrine, delle Catilinarie, delle Filippiche, il Bruto, l’Oratore, le Tusculane, La natura degli dei, La vecchiaia, L’amicizia, Il fato, La divinazione, I doveri, La repubblica.