Le avventure dell'ultimo degli Abenceragi

a cura di
2° ed.
978-88-317-5793-5

Scritte nel 1810 e rimaste per molti anni inedite, oggetto solo di letture private ad amici e personaggi pubblici come Metternich e Wellington, le Avventure dell’ultimo degli Abenceragi concludono degnamente, dopo Atala, René, Il genio del cristianesimo, I martiri e L’itinerario da Parigi a Gerusalemme, la prima grande stagione narrativa di Chateaubriand, che abbandona temporaneamente la letteratura per la vita politica, ricoprendo le cariche di ambasciatore e di ministro. In questa corta novella perfetta non c’è un attimo di stanchezza, niente di superfluo: un’ininterrotta, smagliante successione di quadri e di miniature in cui ha modo di brillare il talento descrittivo dell’Incantatore fa da sfondo al racconto dell’amore impossibile tra un cavaliere musulmano e una cristiana. Ritornano qui tutti i temi cari a Chateaubriand: il tema dell’esilio, la nostalgia per l’eroismo, la nobiltà e l’eleganza dei tempi passati, e soprattutto il tema della "vita tra le rovine": l’arte di sopravvivere al crollo traumatico dei valori ereditati, che per l’autore si identificava con l’evento fosco e grandioso della Rivoluzione francese, e che nella novella è trasportato alla fine di un Medioevo sognato alla luce di un felicissimo, quasi miracoloso equilibrio tra romanticismo e neoclassicismo.

Piero Toffano insegna letteratura francese all’Università di Urbino. Ha pubblicato lavori soprattutto su autori secenteschi (moralisti, memorialisti) e ottocenteschi (Baudelaire, Flaubert). Su Chateaubriand sta attualmente lavorando a una ricerca sul mito dei pellerossa nell’opera dello scrittore.

François-René de Chateaubriand nasce nel 1768 a Saint-Malo, ultimogenito di una nobile famiglia economicamente alquanto decaduta. Dopo un viaggio in America nel 1791, emigra per sfuggire al Terrore in Inghilterra, dove vive poveramente fino al 1800. Rientrato in Francia, diviene improvvisamente celebre con la pubblicazione di Atala (1801) e del Genio del cristianesimo (1802). Durante l’Impero mantiene un atteggiamento di larvata opposizione. Nel 1806-1807 compie una sorta di pellegrinaggio in Grecia e in Terrasanta, al ritorno dal quale pubblica I martiri (1809) e l’Itinerario da Parigi a Gerusalemme (1811). Durante la Restaurazione è ambasciatore a Berlino, Londra e Roma, e brevemente ministro degli Esteri (1823-1824). Rifiuta per lealismo, nonostante le sue idee sempre più liberali, di appoggiare il regime di Luigi Filippo. Trascorre gli ultimi anni della sua vita scrivendo le autobiografiche Memorie d’oltretomba, la cui pubblicazione inizia poco dopo la sua morte, avvenuta a Parigi il 4 luglio 1848.

Autore

, il più autorevole scrittore del primo Ottocento francese, uomo di lettere e insieme d'azione, ha interpretato più ruoli: del soldato e del viaggiatore avventuroso, dello storico, dell'intellettuale d'opposizione, del diplomatico, del ministro e dello statista pluridecorato - sempre seduttore mondano, un po' dandy per Baudelaire. Nato nel 1768 a Saint-Malo (Bretagna), si vantava di aver visto da vicino, all'incrocio di due secoli, le più rare sventure, le più eccelse fortune, le più vaste glorie. Dal 1811 inizia le Memorie d'Oltretomba, per raccontare tra vissuto e immaginario il proprio io, in una biografia intima correlata alle turbolenze della Storia e all'"epopea" del proprio tempo. Muore a Parigi nel 1848.