La disfatta della Gallia

La disfatta della Gallia

(De Bello Gallico, VII)
a cura di

pp. 232, 6° ed.
978-88-317-5753-9
Il 52 a.C. è l'anno della grande rivolta della Gallia contro Roma, l'ultimo, disperato tentativo, da parte dei popoli d'oltralpe, di riconquistare la libertà perduta. Nel momento in cui la situazione politica a Roma è resa instabile da conflitti civili e Cesare stesso si trova in Italia, numerose popolazioni della Gallia si coalizzano intorno a Vercingetorige, giovane di nobile famiglia arverna, giurando di liberarsi per sempre dal dominio dei Romani. Il precipitoso ritorno di Cesare dà inizio a una durissima guerra che vede nella espugnazione di Cenabo e di Varico e negli assedi di Gergovia e di Alesia i momenti più drammatici della disperata lotta per la libertà. Affidata al resoconto di Cesare, al tempo stesso narratore e protagonista dei fatti narrati, la storia dell'ultima rivolta gallica e l'ascesa e tramonto del suo leader rivivono nella prosa scarna e lapidaria del settimo libro del De bello Gallico, dove tutto ciò che non può essere riferito viene taciuto e rimosso, ma con sottile gioco stilistico e sulla base delle più severe leggi della retorica. Tra il dovere della testimonianza e l'obbligo della reticenza, sfidando il naturale impulso all'autoglorificazione, Cesare rende indirettamente omaggio a un grande e sfortunato avversario e lascia trasparire - attraverso l'alta cifra stilistica imposta alla narrazione - la passione di un popolo nel suo ultimo sforzo di sottrarsi alla schiavitù.

Autore

nasce a Roma nell’anno 100 a.C. da famiglia di antica nobiltà. Legato da vincoli di parentela alla parte democratica (la zia paterna Giulia era moglie di Mario) militò giovanissimo in Asia per fuggire la Roma di Silla, e a Roma ritornò solo dopo la morte del dittatore (78 a.C.). Nel 75 fu a Rodi, alla scuola di eloquenza di Apollonio Molone, maestro anche di Cicerone. Il cursus honorum, iniziato con la questura nel 68, lo portò nel 59 al consolato; come proconsole condusse, dal 58 al 51, le famose campagne di Gallia immortalate nei Commentarii de bello Gallico. La guerra civile contro Pompeo e il partito senatorio, fissata negli altrettanto famosi Commentarii de bello civili, inizia con il passaggio del Rubicone (49) e, dopo la sconfitta di Pompeo a Farsalo in Tessaglia, si conclude nel 45 in Spagna con la battaglia di Munda. Cesare esercitava ormai, in Roma, un potere praticamente assoluto: la nota congiura delle Idi di marzo nel 44 gli tolse la vita. La sua fama letteraria è affidata ai ricordati Commentarii, esemplare opera di memorialistica storica.