La disfatta della Gallia

La disfatta della Gallia

(De Bello Gallico, VII)
a cura di

pp. 232, 3° ed.
978-88-317-5753-9
Il 52 a.C. è l'anno della grande rivolta della Gallia contro Roma, l'ultimo, disperato tentativo, da parte dei popoli d'oltralpe, di riconquistare la libertà perduta. Nel momento in cui la situazione politica a Roma è resa instabile da conflitti civili e Cesare stesso si trova in Italia, numerose popolazioni della Gallia si coalizzano intorno a Vercingetorige, giovane di nobile famiglia arverna, giurando di liberarsi per sempre dal dominio dei Romani. Il precipitoso ritorno di Cesare dà inizio a una durissima guerra che vede nella espugnazione di Cenabo e di Varico e negli assedi di Gergovia e di Alesia i momenti più drammatici della disperata lotta per la libertà. Affidata al resoconto di Cesare, al tempo stesso narratore e protagonista dei fatti narrati, la storia dell'ultima rivolta gallica e l'ascesa e tramonto del suo leader rivivono nella prosa scarna e lapidaria del settimo libro del De bello Gallico, dove tutto ciò che non può essere riferito viene taciuto e rimosso, ma con sottile gioco stilistico e sulla base delle più severe leggi della retorica. Tra il dovere della testimonianza e l'obbligo della reticenza, sfidando il naturale impulso all'autoglorificazione, Cesare rende indirettamente omaggio a un grande e sfortunato avversario e lascia trasparire - attraverso l'alta cifra stilistica imposta alla narrazione - la passione di un popolo nel suo ultimo sforzo di sottrarsi alla schiavitù.