Il pittore della vita moderna

Il pittore della vita moderna

a cura di

pp. 180, 5° ed.
978-88-317-5495-8
Sul finire dell’anno 1863, i lettori del «Figaro» si trovarono di fronte a un evento di cui non erano certo in grado di cogliere il senso. In un saggio che prendeva a pretesto i disegni e gli acquarelli di Constantin Guys, pittore geniale e scontroso del Secondo Impero, Charles Baudelaire ripensava la propria opera e gettava le basi dell’arte moderna. L’elogio del trucco che pone riparo all’animalità del genere umano, l’esaltazione del dandy in quanto modello di comportamento altamente morale, la celebrazione della grande città e delle folle, il culto della moda e degli aspetti mutevoli del Bello… l’intera riflessione del Pittore della vita moderna è tesa a sovvertire la grande idea illuministico-romantica, virtualmente progressista e borghese, della bontà della natura. L’immediatezza vitale è ricusata, come cedimento agli istinti, e assume valore l’artificiale, difficile da raggiungere e spesso precario. Dal 1863 fino a oggi, tutti coloro che si sono voluti pittori della vita moderna hanno declinato, nelle variazioni non sempre consapevoli delle loro teorie, temi e finalità di questo fondamentale scritto critico baudelairiano.

Autore

nasce a Parigi nel 1821. L’infanzia è segnata dalla perdita del padre e dal secondo matrimonio dell’amatissima madre che nel 1828, dopo appena diciotto mesi di vedovanza, sposa l’allora tenente-colonnello Aupick, al quale il futuro poeta vota un’avversione profonda. Nel 1844 un nuovo drammatico evento sconvolge l’esistenza dell’ormai giovane dandy, che frequenta gli ambienti letterari ma anche il mondo della droga e della prostituzione, ha contratto i primi debiti e iniziato una relazione con l’affascinante mulatta Jeanne Duval. La famiglia, allarmata dalla sua vita dissoluta, ottiene di farlo interdire. I Fiori del male escono nel 1857. Suscitano, però, scandalo e vengono sequestrati. Sottoposto a processo, Baudelaire è condannato a una pena pecuniaria e alla soppressione di sei liriche, giudicate oscene. Nel 1861, nella seconda edizione, scompaiono le poesie incriminate, è tuttavia riveduta l’architettura e dato spazio a nuovi mirabili testi. Vedono la luce nello stesso periodo I paradisi artificiali (1860) e gran parte dei poemi in prosa dello Spleen di Parigi (1869), nonché alcuni dei saggi critici più rilevanti, tra cui Il pittore della vita moderna (1863). Nel 1866, in Belgio, il poeta è colpito da un ictus cerebrale e perde la parola. Muore a Parigi, dopo una lunghissima agonia, nel 1867.