Il Sud deve morire

Mandanti, esecutori e complici di un delitto (quasi) perfetto

pp. 304, 2° ed.
978-88-317-2350-3

Per tanti politici il Mezzogiorno è soltanto un serbatoio elettorale, per parecchi nordisti un mercato da sfruttare, per alcuni imprenditori, sindacalisti e burocrati un bancomat a uso personale, per tutti i mafiosi un territorio da depredare, per certi antimafiosi un lavoro occasionale, per molti meridionali un luogo sul quale recriminare (e basta). Questi untori hanno avvelenato il Sud, riducendolo in coma profondo. Non paghi, speculano sulla sua agonia per costruire carriere, fortune e potere a danno di deboli, ingenui e onesti. Carlo Puca ha percorso da cronista tremila chilometri nel Mezzogiorno d’Italia. La sua indagine inizia con una ricognizione sui luoghi del delitto – da Lampedusa all’Aquila, passando per Papasidero, Viggiano, Barletta, Castelvolturno – per poi individuarne i mandanti, tracciare l’identikit degli esecutori e inchiodare i complici alle loro responsabilità. Un viaggio «di fatica e di scoperte» che – confessa Puca – «ha mutato la mia indole pacifica e fatalista». Un libro scritto «con sentimento divenuto nel tempo risentimento», fino a quando le mille storie raccolte gli hanno palesato l’unica soluzione possibile: ammazzare «una certa idea di Meridione» per trascinare nella tomba anche i vari «dittatorelli» che deprimono la sua libertà. Cosicché il Sud possa finalmente sperare di rinascere nuovo e diverso.

Autore

, napoletano di Sant’Antimo, dal 2008 lavora al settimanale «Panorama». Per la carta stampata ha scritto inchieste «on the road» tradotte in tutto il mondo. Autore di libri, docufilm, pièce teatrali, è opinionista di numerosi programmi tv di informazione. Per Raiuno è stato anche inviato di Petrolio (2014), conduttore di Buono Brutto Cattivo (2015) e autore di Cose nostre (2016). Conduce periodicamente Prima pagina su Radio 3. È autore di Tengo famiglia. L’Italia dei parenti (2011). A luglio 2016 gli è stato assegnato il Premio internazionale di giornalismo Cristiana Matano per il reportage La maledizione di vivere a Lampedusa.