Metodo (vol. 1)

a cura di

pp. 512, 1° ed.
978-88-317-2252-0
Concepita nel corso di più di un decennio e rimasta incompiuta al momento della morte del regista, l'opera corrisponde al progetto di un "libro sferico", in cui far rientrare, intrecciandoli fra loro, non solo gli studi sull'arte e sul cinema, ma anche gli interessi per discipline come l'antropologia, la psicologia, la biologia. Scopo di Ejzenstejn è mostrare l'intima connessione fra ambiti del sapere solo apparentemente distanti, ma in realtà associabili se affrontati a partire dall'assunzione di uno stesso approccio metodologico: un metodo che corrisponde essenzialmente alla dialettica e alle sue leggi.

Autore

(1898-1948), massimo interprete del cinema russo e geniale innovatore della teoria cinematografica, iniziò il suo lavoro creativo come scenografo e regista teatrale (Il messicano, 1920-21; Anche il più saggio sbaglia, 1923; Mosca ascolti?, 1923; Maschere  antigas, 1923-24). Il suo primo film è Sciopero (1924). Seguono: La corazzata Potëmkin (1925); Ottobre (1924); Il vecchio e il nuovo (La linea generale) (1926-29); Qué viva Mexico! (1930-31), incompiuto; Il prato di Bezin (1937), incompiuto; Aleksandr Nevskij (1938); Ivan il Terribile (I parte 1944, II parte, nota col titolo La congiura dei Boiardi, 1946). Dal 1928 fu anche insegnante di regia all’Istituto statale di cinematografia. Nel 1940 mise in scena La Valchiria di Wagner al teatro Bol’soj di Mosca. Al lavoro creativo di Ejzenstejn si affianca, fin dall’inizio, una straordinaria produzione di testi teorici nei quali l’indagine sul cinema si svolge, di regola, nel contesto di una penetrante riflessione sull’arte che oggi possiamo considerare senz’altro come uno degli episodi salienti del pensiero estetico moderno.