Il futon

Il futon

a cura di , traduzione di

pp. 136, 1° ed.
978-88-317-2146-2
Primo lavoro rappresentativo della corrente naturalista in Giappone, il romanzo Futon (1907) di Tayama Katai destò scalpore per la crudezza e il realismo con cui veniva presentata la vita interiore del protagonista, alter ego dichiarato dello stesso autore. Una confessione senza veli del suo rapporto d'amore con la giovane studentessa che a lui, letterato e maestro, era stata affidata e che assurge a emblema di un amore diverso, moderno, opposto alle convenzioni sociali tradizionali. I lettori contemporanei interpretarono le vicende del protagonista Takenaka Tokio come una fedele rappresentazione della sua vita intima. Nel misurare la distanza tra autore e opera letteraria, fu esaltato il coraggio di una confessione aperta e l'audacia di cui lo scrittore era stato capace per realizzare una descrizione autentica di sé.

Autore

(1872-1930), appartenente a una famiglia di samurai decaduti, si dedica in gioventù agli studi classici, per poi appassionarsi alla letteratura europea. Grazie alla frequentazione di intellettuali di fama come Kunikida Doppo e Yanagita Kunio, espande ulteriormente i propri orizzonti e approfondisce la conoscenza del naturalismo, in particolare tedesco, diventando sostenitore di uno stile di scrittura autentico e immediato, scevro da velleità stilistiche e influssi romantici, capace di rappresentare la natura umana così com'è. Tali principi vengono applicati in racconti come Juemon no saigo (La fine di Juemon, 1902) e Shojobyo (La passione per le ragazzine, 1907), ma è Futon (Il futon, 1907) a consacrarlo in Giappone come “padre del naturalismo”. quest'opera è considerata anche il primo esempio di shishosetsu, romanzo confessione o romanzo dell'io, un genere che avrà un ruolo preponderante nella letteratura giapponese della prima metà del Novecento. Tra le opere più significative si ricordano anche Sei (Vita, 1908) e Inaka kyoshi (L'insegnante di campagna, 1909).