L'utopia del potere

La settima lettera
a cura di , traduzione di

pp. 208, 1° ed.
978-88-317-2043-4

La Settima lettera costituisce uno dei primi esempi di autobiografia nella nostra tradizione filosofica e letteraria, ed è stato l’oggetto delle più intense discussioni, sul suo vero autore, sulla natura della filosofia platonica come vi è delineata, sui rapporti tra il filosofo e la politica. Con grande abilità, l’autore di questo testo - Platone o un suo discepolo - trasforma il problema della proprietà dei beni e della conoscenza nella questione dell’autenticità del sapere, e conduce la discussione sui consigli del filosofo agli uomini di potere estendendola alla considerazione della natura della conoscenza e della verità.

Autore

nasce ad Atene (o a Egina) nel 428-27 a.C. e ad Atene muore nel 348-47. L'incontro con Socrate, avvenuto all'età di vent'anni (intorno al 408), segna in modo decisivo la sua formazione. Quasi certamente, solo dopo la morte del maestro (399) inizia a comporre le sue opere, quasi tutte in forma di dialogo, e intorno al 387-85 fonda l'Accademia. È probabile che al primo decennio del iv secolo risalgano l'Apologia, il Critone, lo Ione, il Lachete, l'Eutifrone, il Carmide e probabilmente il Protagora; leggermente posteriori sono il Gorgia, il Menone, l'Eutidemo e forse il Cratilo; successivi alla fondazione dell'Accademia sarebbero i grandi dialoghi del periodo centrale, cioè la Repubblica, il Fedone, il Simposio e il Fedro; agli anni settanta del iv secolo dovrebbero risalire il Teeteto e il Parmenide, seguiti dal Sofista e dal Politico. Al periodo finale della produzione platonica appartengono il Filebo, il Timeo, il Crizia e le Leggi. Tra le opere di Platone sono confluite delle lettere di carattere autobiografico, sulla cui autenticità si è a lungo discusso. Tra queste la più importante e famosa è la Settima lettera.