Maggio

a cura di , traduzione di

pp. 116, 1° ed.
978-88-317-1498-3

Maggio (1836) è il poema più celebre e più celebrato, il più stampato e il più studiato nella letteratura ceca, della cui tradizione poetica è insieme frutto, radice e linfa. Vi si riflettono e rifrangono numerose suggestioni, dall’attrazione barocca per la morte e il nulla alla passione romantica per la creazione simbolica, il tutto distillato in versi affascinanti, musicali e coinvolgenti, densi e precisi.
Il triste epilogo della storia d’amore di Jarmila e Vilém, con lei suicida e lui condannato a morte per aver assassinato il proprio padre, il seduttore della fanciulla amata, viene raccontato con brillante sensibilità metaforica, arricchita dalla meditazione filosofica sul tema della caducità dell’esistenza.
La natura è colta nel pieno della primavera, non conosce né alba né declino; la sua indifferenza di fronte alla sofferenza umana è tuttavia pacata, quasi lenisce il tormento delle emozioni, non è affatto soverchiante, né trova accenti dolorosamente leopardiani: si riscatta nell’innocenza della stagione primaverile, senza conoscere declino, laddove l’uomo, invece, fragile e dissipatore, infrange le regole e la vita.

Autore

(Praga 1810 - Litoměřice 1836) è il più noto poeta romantico ceco. La sua opera segna il passaggio dalla tardiva sensibilità preromantica ceca al pieno romanticismo, al passo con le dominanti della cultura europea. Di dimensioni relativamente esigue, comprende tuttavia prose narrative, diari e taccuini di viaggio, poesia epica e lirica; su tutto spicca Maggio, perfetta espressione del genio máchiano.