Cesare Vecelli ingegnere minerario

Cesare Vecelli ingegnere minerario

Una storia che attraversa l'Italia

pp. 160 con 35 ill. a col. e 67 b/n, 1° ed.
978-88-317-1343-6
Cesare Vecelli nacque a Venezia nel 1881, figlio di Antonio, medico chirurgo, e di Flavia Rinaldi, contessa trevigiana di antichissimo lignaggio. Dotato e sensibile, curioso, versatile, interessato alle scienze e alla sperimentazione, si dedicò agli studi con amore e passione. Frequentò la Facoltà di scienze presso l'Università di Padova e quindi la Regia scuola d'applicazione per gli ingegneri di Torino presso cui si laureò il 5 settembre 1905. Nonostante i frequenti trasferimenti per ragioni di studio e di lavoro, stabilì, assieme ai fratelli Alessandro e Lavinia, la propria dimora a Cimadolmo, nel trevigiano. Lì ricostruì, dopo le devastazioni della prima guerra mondiale, l'abitazione sulle rovine della casa di famiglia, che era stata l'ultima residenza della nonna e degli zii Rinaldi. Cimadolmo fu sempre un rifugio sicuro, un luogo dell'anima, dove trovare serenità e coltivare semplici svaghi. Giovane ingegnere, giunto in Sardegna, fu assunto dalla belga Vielle Montagne, società leader nel settore minerario, con incarichi sempre più rilevanti e prestigiosi. Dagli anni venti del Novecento sino alla seconda guerra mondiale fu il migliore tra i tecnici operanti nell'isola per conto della società e, alla fine della carriera, il direttore di tutte le miniere del Sulcis Iglesiente. Si dedicò con trasporto al lavoro di direttore di miniera, che richiedeva dedizione e risolutezza, con una sensibilità non comune. Comprese le condizioni di lavoro dei minatori e degli operai alle sue dipendenze, cercando di alleviare, con inconsueto rispetto e con innovazioni tecnologiche appositamente concepite, le penose condizioni di lavoro in cui erano costretti a operare. Il suo nome è legato a Porto Flavia, non lontano da Iglesias, che volle dedicare alla figlia amatissima. Capolavoro d'ingegneria con cui risolse le difficoltà connesse al trasferimento dei minerali dall'entroterra al mare, e quindi quelle relative al carico delle navi che li avrebbero trasportati ai luoghi di destinazione. Ma anche raggiunse lo scopo di migliorare le condizioni di lavoro degli uomini addetti al trasporto e quindi salvaguardare la loro salute. Nessun'altra costruzione legata all'industria mineraria eguagliò mai quel risultato potente ed efficace.