Architettura e arti applicate negli anni Cinquanta

La vicenda italiana

pp. 288, 1° ed.
978-88-317-0963-7
Al centro di questo libro c’è il passaggio decisivo degli anni Cinquanta, il fare e ripensare l’architettura nella temperie del secondo dopoguerra e, contestualmente, l’apparizione sulla scena del design italiano, vale a dire di un prodotto e di un modello di produzione affatto nuovi e fortemente caratterizzanti. Il contraccolpo è costituito dalla riformulazione, sui diversi livelli e versanti disciplinari, del discorso pertinente, tra recuperi e soluzioni di continuità rispetto al ventennio, tra rinascite e antiche inquietudini, infine tra prassi organica alla modernità e riflessione critica. La soglia considerata è il biennio 1949-50, come utile postazione per cogliere i nessi tra le argomentazioni della politica e le responsabilità intellettuali di architetti e ideologues delle nuove forme. Di qui la scelta, certo rischiosa, di un approccio sincronico tale da sventare la facile retroattività sul passato di idee che si sarebbero affermate in seguito e perciò capace, forse, di dar conto della compresenza di eventi progettuali, tutti in un certo momento dotati di futuro. Ne risulta un quadro assai mosso di elaborazioni teoriche sottese e/o generate dai progetti, nella dialettica con la ricezione da parte di un pubblico che, nei termini di una sociologia delle forme artistiche alla Bourdieu, andava costituendosi come tale e che è dunque esso stesso concetto dinamico. In tal senso, la distinzione tra i due campi, quello dell’architettura e dell’urbanistica e quello del design, ha messo in luce con evidenza, tramite il dibattito sulle riviste, l’intersezione fra modo evolutivo (nel campo del progetto architettonico e urbanistico) e modo innovativo (nel campo del disegno industriale). La trattazione si arresta al 1960, anno delle Olimpiadi romane, quando col boom economico l’Italia e i suoi progettisti persero, per così dire, l’originaria spinta ideale.

Autore

, già ordinario di Composizione architettonica e urbana, è stato fino al 2013 coordinatore del Dottorato di ricerca in Architettura e direttore della Scuola di Dottorato «Architettura e Urbanistica» del Dipartimento di Architettura (DIDA) di Firenze. Collaboratore di numerosi cataloghi e periodici italiani e stranieri, ha pubblicato saggi e monografie su Josef Hoffmann, Kolo Moser, Mackintosh, e su esponenti dell’architettura europea della transizione al Moderno, da Mallet-Stevens a Sauvage, da Frank ad Asplund. Si è occupato parallelamente di teoria e storia del design. Ha pubblicato di recente Architettura e arti applicate negli anni Cinquanta. La vicenda italiana (Venezia, Marsilio 2012) e Abitare nell’emergenza (Firenze, Edifir 2013).