Il figlio di Cuchulain

Sulla spiaggia di Baile, Purgatorio, La morte di Cuchulain
a cura di

pp. 184, 1° ed.
978-88-317-0954-5
Sulla spiaggia di Baile, Purgatorio e La morte di Cuchulain: tre brevi capolavori del teatro yeatsiano che partendo dal mito sviluppano, come un'ossessione, il nucleo tematico della uccisione del figlio. Cuchulain, invincibile e ribelle, il grande eroe del ciclo mitologico dell'Ulster, uccide senza riconoscerlo il proprio unico figlio, e impazzisce; il Vecchio di Purgatorio, come per un terribile messaggio eugenetico, uccide il proprio figlio per impedire che la contaminazione morale si propaghi alle generazioni future; ed è ancora Cuchulain infine, nell'ultimo dramma (scritto a pochi mesi dalla morte dell'autore), a rivivere nella propria morte la colpa terribile che ha segnato la sua esistenza. Tragedie stilizzate, minime e crudeli, i tre testi, che attraversano tutto il percorso esistenziale di Yeats, mettono in scena, muovendosi tra storia e allegoria, un passato mitico degenerato in presente violento, nichilista e assurdo, che precorre l'immaginario di Beckett e la sua scena essenziale e scarnificata. Nella fine del ciclo generazionale si profila l'uccisione del futuro e la fine di ogni sogno: di una società mossa dall'idealismo e dalla cultura, di un'Irlanda eroica e spirituale, di una vita in cui l'Arte immortale e la carnalità sensuale potessero fondersi in una inscindibile, utopica unità dell'essere. Si evidenziano invece, sotto metafora, i limiti dolorosi dell'uomo e di ogni suo obiettivo, il degrado dell'originario eroismo nel volgare spirito mercantile, lo sfacelo della cultura europea e di una Irlanda incendiata dall'individualismo e dalla passione nazionalistica. E come per un tragico destino, la fine del sogno coincide con la morte dell'autore.

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Autore

(1865-1939), premio Nobel per la letteratura nel 1923, è considerato il più grande poeta inglese del ’900. Attratto da misticismo, spiritualismo, occultismo e ogni sorta di pratiche iniziatiche, è influenzato nel suo percorso da P.B. Shelley, Edmund Spenser, dai Preraffaelliti, fino a considerarsi lui stesso l’ultimo dei romantici. Con l’intento di ridare vita e impulso alla coscienza nazionale irlandese, dopo secoli di sorda colonizzazione inglese, raccoglie il folklore d’Irlanda, e stimola una letteratura che risvegli l’orgoglio culturale del suo popolo. La sua drammaturgia si nutre di mitologia celtica, attualizzata secondo i temi a lui più cari, e influenzata dallo stile del teatro No¯ giapponese, con impiego di musica e maschere e ricorso al simbolismo della danza. Affascinato dapprima dall’avventura indipendentista, assiste esaltato e sbigottito alla violenza che si scatena in Irlanda nel 1916 con l’insurrezione di Pasqua e la conseguente dura repressione inglese. La guerra civile del 1922-23 lo coglie abbacinato spettatore del fratricidio e dell’invasamento nazionalistico. Eppure, anche per l’influenza di Ezra Pound, non nasconde la sua simpatia per Mussolini. Muore nel 1939 in Francia, dove viene sepolto. Nel 1948 le sue spoglie verranno trasferite in Irlanda, a Drumcliffe, nella materna contea di Sligo.