Da Frankenstein a principe azzurro

Le fondazioni bancarie fra passato e futuro

pp. 136, 2° ed.
978-88-317-0942-2
Erano sconosciute ai più. Ora sono al centro del dibattito economico e finanziario. Nate nel 1990 dalle ceneri delle banche pubbliche grazie alla riforma di Giuliano Amato, le fondazioni bancarie si sono presto affermate come esperimento, ardito ma efficace, di “privato sociale”. Un modello Frankenstein le definì proprio Amato: un soggetto ibrido, né propriamente pubblico né propriamente privato, che persegue un’utilità economica a fini sociali. Le fondazioni sono in grandissima parte azioniste fondamentali dei principali gruppi bancari italiani e redistribuiscono i loro dividendi sul territorio nel quale insistono. Questo saggio prova a raccontare che cosa sono, come funzionano, se hanno omologhi in altri Paesi e quali sfide le attendono. Quale rapporto tenere con gli enti locali e con la politica, se continuare a investire nelle banche e come: questi alcuni dei nodi da sciogliere. Senza omettere il nuovo ruolo che attraverso la Cassa Depositi e Prestiti le fondazioni giocano nella salvaguardia degli interessi nazionali. Una cosa è certa: comunque evolvano la finanza e l’economia in Italia, le fondazioni bancarie saranno protagoniste. Meglio saperne di più.

Autori

(Torino, 1973) è direttore relazioni istituzionali e sviluppo del Gruppo Caltagirone, siede nel CdA di diverse società quotate e non ed è consigliere della fondazione Crt. È stato capo della segreteria del Ministro dell’Economia e Finanze.
(1976), fondatore e anomatore del progetto culturale "Formiche",è curatore della rivista mensile e direttore della fondazione omonima. Docente a contratto presso l'Università La Sapienza di Roma, è stato per cinque anni, dal 2001 al 2006 capo ufficio stampa e comunicazione dell'Udc.