Zoran Music. Estreme Figure

Zoran Music. Estreme Figure

a cura di

pp. 132 con 86 ill. a col. e 9 ill. in b/n, 1° ed.
978-88-317-0584-4
Mi piacerebbe essere ricordato come una leggera brezza”. Z.M.

Nel centenario della nascita di una tra le presenze fondamentali del Novecento pittorico, l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, con il sostegno della Regione del Veneto, promuove la mostra di Zoran Music. Estreme figure, a cura di Giovanna Dal Bon, dal 2 dicembre 2009 al 7 marzo 2010
L’opera di Music attraversa tutto il secolo scorso e indica, nel suo segno scabro ed essenziale, un itinerario di spoliazione verso il raggiungimento dell’essenza.

 

Il catalogo della mostra indugia sugli ultimi trent’anni della sua traiettoria pittorica, dove la figura scarnifica e si fa ‘estrema’: un’ottantina di opere tra olii e lavori su carta, provenienti in parte dalla collezione privata dell’artista, tra cui alcune inedite.

Così i cadaveri di Dachau, emersi da una latenza di trent’anni; gli ultimi autoritratti di Music: figure che resistono alla forza che le disgrega; le miriadi di ritratti della moglie Ida: dense nebule in un oro bisanzio; le visioni interiori e “ulteriori” di una Venezia ultima, intimissima e avvolta in una tenebra di inchiostro o nel bagliore aranciato di un pastello grasso.

I brevi testi, a cura di Giovanna Dal Bon, accompagnano il lettore lungo il percorso dell’artista e della persona Zoran Music, scandito in alcune significative sezioni: Origini, Autoritratto, Spazio intenso, Zona Grigia, Variazioni in Ida, Doppio ritratto, Il viandante, Sono dovuto tornare a Dachau e Venezia ancora.

 Un viandante mitteleuropeo, in fondo sempre heimatlos – come definito dalla curatrice - Zoran Music è nato a Gorizia, a quell’epoca facente parte dell’impero austro-ungarico, crocevia di razze, culture e idiomi. Quindi, gli anni dell’infanzia in Dalmazia, poi profugo in Stiria e Carinzia, l’Accademia a Zagabria, un lungo soggiorno in Spagna sulle tracce di Goya, la Trieste post-imperiale, Venezia, le impressioni praghesi. Dopo la terribile esperienza di deportazione a Dachau (da cui affiora, dopo una latenza di oltre trent’anni il ciclo “Noi non siamo gli ultimi”- uno dei lasciti testimoniali più importanti del secolo scorso), arriva a Venezia, dove vivrà in alternanza con Parigi fino alla morte, nel maggio 2005.