Giovanni Della Casa

Giovanni Della Casanasce in Toscana (o al Mugello o a Firenze) nel 1503 e trascorre l’infanzia fra Roma e Bologna, dove, verso il ’24, intraprende gli studi giuridici, coltivando però soprattutto quelli umanistici; passa poi a Padova, dove conosce Pietro Bembo e approfondisce la conoscenza del greco. Dal ’29 è a Roma e Firenze, e compone audaci capitoli berneschi in terza rima, oltre al piccolo trattato misogino in forma dialogica noto col titolo An uxor sit ducenda. Legato ai Farnese, dopo l’elezione di Paolo iii nel 1534, coglie le prospettive di carriera ecclesiastica e diplomatica, che lo portano alla nomina a vescovo di Benevento nel ’44 e subito dopo a nunzio apostolico a Venezia, da dove segue l’avvio del Concilio di Trento, avvia il tribunale dell’Inquisizione (celebre il processo contro il Vergerio) e, nel ’49, l’Indice dei libri proibiti. Morto Paolo iii, allontanate le speranze della porpora cardinalizia, torna a Roma fino al ’51, poi è a Venezia e infine, ai primi del ’53, nell’abazia di Nervesa sul Montello; nel ’55 viene nominato alla Segreteria pontificia da Paolo iv, ma non arriva alla desiderata porpora. Muore a Roma nel 1556. Di lui, nonostante la sua immensa cultura umanistica, furono noti il trattato De officiis, le due orazioni "per esortare la Repubblica Veneta a entrare in Lega col Papa e col Re di Francia" e a Carlo v "per la restituzione della città di Piacenza". Tutte le altre sue opere, dal Galateo alle rime ai Latina monimenta, alle vite del Bembo e del Contarini, furono pubblicate postume.