Colette

Colette (1873-1954) è autrice di romanzi e racconti che figurano tra i capolavori del Novecento non soltanto francese, ma universale. Una scrittura d'inconfondibile bellezza, che non è il risultato di formazioni accademiche, ma di un amore, una scienza della vita che la porteranno a vivere le esperienze più straordinarie, da ghost writer per il primo marito Willy a diva del music hall più famosa di Mistinguett, da frequentatrice dei salotti più alla moda di Parigi a oggetto di scandalo per i suoi amori anticonformisti e i suoi libri ritenuti offensivi della morale cattolica, fino a diventare il monumento di se stessa: «la grande Colette» che riceverà l'onore dei funerali di stato, ma non di quelli religiosi. Sperimentatrice nata, Colette è decisamente favorevole ai secondi mestieri dello scrittore, come li definisce lei stessa: è critico teatrale, inviato di giornale, soggettista e dialoghista per il cinema, perfino, a un certo punto, direttrice di un lussuoso salone di bellezza finanziato dal pascià di Marrakech. Tutta questa vita allo stato puro si trasfonde in una narrativa che costituisce una vera summa amorosa della donna, tanto che agli albori del nostro secolo la studiosa Julia Kristeva le dedica il terzo volume del suo trittico dedicato al genio femminile del Novecento (le altre due figure sono la filosofa Hannah Arendt e la psicanalista Melanie Klein). Nell'imponente produzione letteraria di Colette, che spazia dal romanzo al racconto, dal testo teatrale alla prosa lirica, a innumerevoli articoli in buona parte non ancora catalogati, è difficile privilegiare un testo rispetto a un altro, talmente tutti presentano una raffinata omogeneità e talmente ognuno possiede l'autosufficienza della perfezione.