Documentario come arte

Documentario come arte

Riuso, performance, autobiografia nell'esperienza del cinema contemporaneo
1° ed.
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Il documentario si presenta oggi come un’esperienza filmica in cui prosperano laboratorialità e sperimentazione. Una palestra estetica in cui il rapporto con le arti visive si è sviluppato enormemente, sino a rendere precarie distinzioni e terminologie in uso sino a pochi anni fa. Da tempo se ne è accorta l’arte contemporanea, sempre più interessata al film autobiografico e alla dimensione performativa dell’autore. O a pratiche, come il reenactment e il found footage, capaci di rivedere i cardini della rappresentazione realistica e i suoi immaginari cinematografici. Ma allora cosa intendiamo oggi con la parola «documentario»? Quali aspetti del “reale” ci racconta? E perché, staccandosi dall’idea di semplice specchio del mondo, è diventato la forma d’arte più incisiva della contemporaneità?

Autore

è film-maker e storico del cinema. Dopo la laurea in Architettura, il dottorato e il post dottorato in Cinema, insegna al Centro Sperimentale di Cinematografia, al dams di Roma 3 e, attualmente, all’Università iuav di Venezia. Fa parte di quel gruppo di autori che contribuisce alla rinascita del cinema documentario, con un forte impegno teorico e di promozione culturale, in Italia e all’estero. Con Marsilio ha pubblicato Recycled Cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate (2012, primo saggio italiano sul found footage) e Documentario come arte (2018). Tra i suoi ultimi film: Il senso degli altri (2007), Predappio in luce (2008), Profughi a Cinecittà (2012). Recentemente ha condotto Corto Reale. Gli anni del documentario italiano, un programma di Rai Storia su autori dimenticati del cinema “non-fiction”.