Signora Auschwitz
Il dono della parola
"Unimpacciata studentessa rivolgendomi una domanda mi chiamò "Signora Auschwitz". Luogo che abitava il mio corpo e che mi sentivo anche addosso, come una camicia di forza sempre più stretta, che negli ultimi due anni mi stava letteralmente soffocando, senza che fossi capace di liberarmene." Ha inizio così il viaggio negli oscuri tormenti dellanima di una "sopravvissuta", destinata a dibattersi tra i lacci di una memoria cui non si scappa e il desiderio di liberarsi del peso insopportabile di un passato che la inchioda nel ruolo di "testimone". Obbligata a rendere conto di un orrore che non si lascia raccontare e rinnova il sentimento di una perdita irreparabile, la "sopravvissuta" non può andare "oltre" e ritrovare una serena normalità, è costretta ogni volta a ricominciare da capo, esattamente dal momento nel quale gli aguzzini si impadronirono di lei, facendone, per sempre, una "vittima". Labisso che la separa dagli altri si misura nellassurda innocenza delle domande dei ragazzi, ai quali offre la propria testimonianza. Eppure al destino non si sfugge e "il dono della parola" è anche il suo eterno tormento; il dovere di non dimenticare si capovolge nella condanna a ricordare e soffrire e il desiderio di fuga riaccende un insopprimibile senso di colpa, come se il silenzio sottintendesse un vergognoso tradimento. Nessuno ha mai raccontato con tanta passione il dolore della memoria, la distanza che allontana dallindifferenza degli altri, la disperazione di fronte allincredulità, leroismo necessario per raccontare lorrore che si è vissuto. "Chi ha Auschwitz come coinquilino devastatore dentro di sé, scrivendone e parlandone non lo partorirà mai."
Edith Bruck è nata in Ungheria. Dopo la deportazione, bambina, nei lager nazisti, ha vissuto in diversi paesi e dal 1954 abita a Roma. Autrice di romanzi, racconti, raccolte di poesia e di tre film, con Marsilio ha pubblicato Nuda proprietà (1993), Lattrice (1995), Il silenzio degli amanti (1997) e, nei Tascabili, Chi ti ama così, Transit, Due stanze vuote.


