Peter Eisenman
Peter Eisenman è figura imprescindibile del trapasso, non ancora concluso, fra una rivoluzione (che tra la Fagus di Gropius e Falling Water di Wright ha drasticamente cambiato le coordinate del fare architettura) e il futuro. Sino a qualche anno fa era soprattutto un critico dell'architettura. Polemista acuto, studioso, docente, fondatore di riviste, direttore di un istituto di ricerca, era il campione di una teoria carica di rimandi alle arti figurative, alla psicoanalisi, alla filosofia. Intellettuale dell'élite neworchese, si proponeva di combattere sia il rassicurante ritorno all'antico sia i meccanici legami forma-funzione. Ma, nell'ultimo quindicennio, dopo una fase coraggiosa di analisi e di rifondazione, ha costruito progetti importanti. In Europa, America e Giappone, le sue costruzioni nascono da estrusioni di poligoni complessi, si dispiegano a ventaglio con rotazioni successive, si mostrano come minerali fuoriusciti da improvvisi movimenti sotterranei, seguono il meccanismo genetico dei frattali, elaborano nuove geometrie. Le sue idee stanno fiorendo e propongono drastiche, importanti novità. Per metterle in rilievo, questa indagine è estesa al suo trentennale percorso intelettuale, con qualche cenno al dibattito architettonico a lui contemporaneo.
Antonino Saggio (Roma 1955) ha insegnato architettura negli Stati Uniti e in Svizzera e oggi è docente alla "Sapienza" di Roma e all'Università Mondlane di Maputo. Collabora a varie riviste e ha pubblicato, fra l'altro, L'opera di Giuseppe Pagano tra politica e architettura (1984), Louis Sauer, un architetto americano (1988); Using Goals in Design (1988); Giuseppe Terragni. Vita e opere (1995).
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