Officina Iuav, 1925-1980
Saggi sulla scuola di architettura di Veneziaa cura di Martina Carraro, Guido Zucconi
In questa raccolta di saggi sono stati messi in luce alcuni momenti fondamentali della storia dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia: lo stesso che, a partire dal secondo dopoguerra, si guadagna la qualifica di «scuola dissidente» ovvero luogo di opposizione, culturale e politica, ai modelli consolidati di accademia. La vicenda si distende lungo un arco temporale di quasi settant’anni, spingendosi oltre quella presunta “età d’oro” – tra gli anni cinquanta e sessanta – su cui finora si è maggiormente concentrato l’interesse degli studiosi. Di quella fase, cronologicamente centrale e coincidente con la direzione di Giuseppe Samonà, sono stati privilegiati gli aspetti più caratterizzanti, legati alla formazione di un originale profilo didattico-culturale. Ampio spazio è poi dedicato al rapporto architettura-città, letto sia attraverso la produzione teorica in tema di analisi urbana, sia attraverso l’impegno diretto sul campo, al fianco delle istituzioni cittadine e degli organi locali. Nella prima e nella terza parte del volume sono stati esplorati terreni poco o per nulla frequentati: da un lato le ricerche sugli inizi della Scuola Superiore, con riferimento al periodo che ne precede l’istituzione – associato al primo direttore Giovanni Bordiga – e ai contenuti della didattica nella fase in cui la scuola, guidata da Guido Cirilli, si svincola definitivamente dall’Accademia di Belle Arti. In questo frangente si inquadra anche la comparsa di Samonà e Trincanato che, dalla cattedra del corso di Elementi di architettura e rilievo dei monumenti, disegnano per primi un percorso didattico centrato sul rapporto tra architettura e contesto urbano. La sezione conclusiva è invece dedicata agli anni settanta del Novecento, caratterizzati dall’ingresso di una nuova generazione di insegnanti, dalla ridefinizione delle discipline in senso autonomo e dallo sforzo di adeguare la scuola ai grandi numeri dell’università di massa. Le rivendicazioni del movimento studentesco anticipano e accompagnano l’uscita di scena di Samonà, “salutata” paradossalmente con l’istituzione del corso di laurea in Urbanistica; si aprono allora le porte al nuovo progetto politicoculturale di Carlo Aymonino che conduce lo Iuav a una radicale ristrutturazione emblematicamente riassunta nella costituzione, ante litteram, dei dipartimenti. Ciò che emerge da questo lavoro collettivo, costruito per segmenti significativi, è appunto l’Officina Iuav: un “cantiere” costantemente in fieri, popolato da protagonisti che si alternano e da orizzonti disciplinari che cambiano, sullo sfondo di assetti istituzionali anch’essi in continuo movimento.
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