L'arte alla fine del mondo antico
Pubblicato per la prima volta nel 1948, L'arte alla fine del mondo antico è una penetrante indagine sull'evoluzione dell'arte romana, dal periodo ellenistico agli albori del Medioevo. Emergere della spazialità e della storicità, nascita del continuum spazio-temporale e della flessione "espressionistica" della rappresentazione artistica, incontro con l'Oreinte e con il linearismo zoomorfico delle arti "barbariche: Bettini analizza un periodo essenziale per la formazione della civiltà artistica occidentale, definendo i presupposti concettuali del "tardoantico" e sottolineando gli esiti formali. Un testo che, ancor oggi, a quasi mezzo secolo dalla sua stesura si rivela fondamentale per la conoscenza dei fenomeni storici ed estetici su cui si fonda la sensibilità artistica moderna.
Segio BEttini (1905-1986), professore di Archeologia cristiana e Storia dell'arte all'Università di Padova, sapeva leggere il moderno nell'antico e viceversa. Per il moderno vanno ricordati in particolare due saggi: "Venezia e Wright", in Metron, 49-50, 1954, e "Critica semantica e continuità storica dell'architettura europea", in Zodiac, 2, 1958. Per l'antico il volume L'architettura di San Marco (1946). L'arte alla fine del mondo antico è forse l'opera più geniale "al di là dell'architettura". Bettini ha passato gli ultimi dieci anni della sua vita soprattutto meditando e pensando alla morte.
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