Rosmonda
a cura di Paolo Quazzolo
Scritturato per la prima volta da una compagnia di professionisti, Goldoni vive tra il 1734 e il 1743 la sua prima stagione artistica. Per il pubblico del Teatro San Samuele compone svariate opere, tentando la fortuna e, soprattutto, sperimentando i generi più diversi, alla ricerca del linguaggio a lui più congeniale. Tra le tante opere, anche alcune tragedie, la seconda delle quali, in ordine cronologico, è Rosmonda, testimonianza non solo di una precoce abilità drammaturgica, ma anche di una cosciente partecipazione dell’autore veneziano al complesso dibattito sul tragico di inizio Settecento. A fianco di tanti lavori eminentemente teorici, la Rosmonda appare tragedia dal carattere fortemente teatrale, precoce esempio di una riforma che doveva ancora prendere avvio.
Il titolo richiama la celebre vicenda narrata da Paolo Diacono, ripresa dal Rucellai e da moltissimi autori successivi. In verità la Rosmonda di Goldoni nulla ha in comune con questo modello: essa è la storia patetica di una fanciulla divisa tra devozione filiale e l’amore impossibile per un sovrano nemico del suo popolo. Un padre intransigente, una rivale perfida, una situazione senza vie d’uscita, conducono l’eroina a una fine inevitabile.
Paolo Quazzolo insegna drammaturgia presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Trieste. Si occupa prevalentemente di tematiche inerenti la nascita della regia, la dinamica del teatro nella società delle masse e le strategie culturali dei Teatri Stabili. Si è anche occupato del Settecento, curando un’edizione del Teatro alla moda di Benedetto Marcello.
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