Daniele Pisani
Sul fronte meridionale della cinta urbana medievale della città di Perugia si trova un’opera per molti versi straordinaria. Si tratta di una porta urbana realizzata dallo scultore e architetto fiorentino Agostino di Duccio nell’ottavo decennio del Quattrocento.
Alla porta San Pietro è stata sorprendentemente dedicata assai scarsa attenzione da parte della storiografia artistica. Eppure, talvolta è sufficiente mutare lievemente la prospettiva perché temi già ampiamente studiati rivelino di sé tratti inaspettati; altre volte, ancora, avviene che all’interno di campi di studio ormai passati minuziosamente in rassegna si dischiudano terreni pressoché mai perlustrati. E proprio questo è il caso di un’opera come la porta San Pietro.
Con il suo maestoso fronte all’antica in travertino, la porta San Pietro non ha pari nella coeva architettura perugina. In quanto porta urbana, ossia macchina votata a fini in primo luogo difensivi, essa presenta tuttavia più di un’anomalia. La convivenza tra monumentalità ed effettiva efficacia militare che vi ha luogo pare, in particolare, assai problematica; e pare, inoltre, impossibile da mettere a fuoco se non viene a sua volta fatta interagire con quella che costituisce la fondamentale peculiarità della porta San Pietro, di essere la prima porta urbana del Quattrocento italiano che venga realizzata nelle forme di un antico arco di trionfo.
Daniele Pisani, collaboratore alla cattedra di Estetica e in Storia dell’Architettura Contemporanea, ha conseguito il Dottorato presso il Dipartimento di Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica dell’Università IUAV di Venezia ed è ora assegnista di ricerca presso lo stesso Ateneo.
Piuttosto un arco trionfale che una porta di città
Agostino di Duccio e la porta San Pietro a Perugia
Sul fronte meridionale della cinta urbana medievale della città di Perugia si trova un’opera per molti versi straordinaria. Si tratta di una porta urbana realizzata dallo scultore e architetto fiorentino Agostino di Duccio nell’ottavo decennio del Quattrocento.Alla porta San Pietro è stata sorprendentemente dedicata assai scarsa attenzione da parte della storiografia artistica. Eppure, talvolta è sufficiente mutare lievemente la prospettiva perché temi già ampiamente studiati rivelino di sé tratti inaspettati; altre volte, ancora, avviene che all’interno di campi di studio ormai passati minuziosamente in rassegna si dischiudano terreni pressoché mai perlustrati. E proprio questo è il caso di un’opera come la porta San Pietro.
Con il suo maestoso fronte all’antica in travertino, la porta San Pietro non ha pari nella coeva architettura perugina. In quanto porta urbana, ossia macchina votata a fini in primo luogo difensivi, essa presenta tuttavia più di un’anomalia. La convivenza tra monumentalità ed effettiva efficacia militare che vi ha luogo pare, in particolare, assai problematica; e pare, inoltre, impossibile da mettere a fuoco se non viene a sua volta fatta interagire con quella che costituisce la fondamentale peculiarità della porta San Pietro, di essere la prima porta urbana del Quattrocento italiano che venga realizzata nelle forme di un antico arco di trionfo.
Daniele Pisani, collaboratore alla cattedra di Estetica e in Storia dell’Architettura Contemporanea, ha conseguito il Dottorato presso il Dipartimento di Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica dell’Università IUAV di Venezia ed è ora assegnista di ricerca presso lo stesso Ateneo.
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