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Amato Maria Bernabei

Mythos

Poema epico-drammatico


Mythos Mythos, in terzine dantesche, conta quasi diecimila versi, e mira, di fronte al dilagare della superficialità, a proporre il recupero di una tradizione in pericolo, quella in cui la poesia era un genere nitido e distinto dalla prosa e i poeti erano detentori di una tecnica e di una sapienza.
Mythos non è un elenco di racconti tratti dalla mitologia greca, non è una rassegna completa della medesima mitologia, non è un’interpretazione del mito greco in una chiave esclusiva, religiosa, filosofica, storica, antropologica o filologica, è tutto questo insieme, ma è piuttosto una favolosa evasione che dal diletto e dal sogno può ridiscendere alla riflessione universale, che scaturisce dai pensieri legati alle stagioni dell’umanità, nelle quali gli ambiti, che differenziano gli spazi e gli stili del vivere, non sottraggono i protagonisti della storia alle passioni, alla costanza delle incertezze, delle inquietudini, degli interrogativi insoluti.
La cornice è cornice vera: orla il quadro per suggerirne il carattere unitario, non ordisce la tessitura, se mai  la organizza e la giustifica. Orióne e Meròpe sono giovanissimi e innamorati, in attesa fiduciosa di un futuro meraviglioso, convinti dell’eternità del loro sogno d’amore e di vita, inconsapevolmente. Si imbattono in un menestrello, musicista e poeta. Egli, attraverso il «canto» dei miti greci, con opera quasi maieutica, sollecita il disincanto. Orióne e Meròpe crescono attraverso il mito, prima interlocutori curiosi e un po’ passivi, poi compartecipi, prendono coscienza della realtà e tuttavia non rinunceranno alla possibilità di sognare. Lo stesso insegnamento del menestrello, condotto in una dimensione visionaria, va nella direzione irrinunciabile delle illusioni consapevoli.



Amato Maria Bernabei è nato a Secinaro (AQ) il 25 maggio 1945. Laureato in lettere, è docente di materie letterarie. Ha scritto poesie, due poemetti, tre opere teatrali in versi, tra cui il dramma sacro Passio, rilettura «triclavia» della Passione di Cristo, in terzine dantesche. Ha pubblicato due florilegi: L’errore del tempo, nel 1990 per la Vecchio Faggio di Chieti (prefazione di Elio Pecora e sinopsi di Jorge Amado), e Dove declina il sole, nel 1998 per la Libroitaliano di Ragusa. Ha collaborato alla realizzazione di spettacoli radiotelevisivi ed è stato esecutore di musica jazz-latinoamericana. Negli anni 1999-2002 è stato assessore alla cultura nel Comune di Vigonza (PD).

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informazioni


pp. X-590, 1° ed.
Euro 40,00
2006
isbn: 978-88-317-9050-5


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