Riccardo Gulli
Negli stessi mesi in cui Françoise Hennebique deposita il brevetto del béton armé in Francia, sull’altra sponda dell’atlantico, a Boston, viene data alle stampe, la prima edizione del testo Essay on the Theory and History of Cohesive Construction, applied especially to the timbrel vault, di Rafael Moreno Guastavino. Siamo nel 1892. Nei successivi cinquant’anni, Rafael Guastavino e il figlio Exposito, parteciperanno, come progettisti-costruttori della Guastavino Fireproof Construction Company, alla realizzazione di circa mille opere di architettura in terra americana, soprattutto nell’area orientale degli Stati Uniti. La peculiare abilità tecnica, coniugata ad una specifica attitudine imprenditoriale,
si esplicherà mediante la messa a punto di un procedimento costruttivo in pianelle di laterizio, capace di resistere e superare la competizione dei sistemi in acciaio, fornendo una soluzione concorrenziale in termini di sicurezza statica, di leggerezza, di rapidità di messa in opera e di resistenza al fuoco. Tutto ciò non appartiene alla dimensione colta della riflessione sulle teorie architettoniche, non trova spazio dentro una storia che indaga i significati e i valori espressivi restituiti dalle forme architettoniche, perché la sua valenza è tutta interna al mondo della Tecnica; l’opera dei Guastavino è infatti inevitabilmente costretta e celata dentro l’immagine di quelle forme a cui ha dato vita, fornendo risposte a quegli interrogativi sul funzionamento delle cose che poi, una volta soddisfatti, cessano
di esistere e si inabissano appunto, dietro e dentro le immagini degli esiti ultimi, quelli dell’architettura costruita. In questo ambito, vive, al pari di Hennebique e di altri importanti sperimentatori-costruttori ottocenteschi, la vicenda dei Guastavino; una vicenda che richiede, legittimamente, di essere inserita come parte integrante di una storia della costruzione moderna, di cui il presente lavoro, fornisce solo un parziale contributo.
Riccardo Gulli insegna Architettura Tecnica presso la Facoltà di Ingegneria di Bologna. I primari indirizzi di interesse riguardano i settori delle tecniche costruttive storiche, del recupero edilizio e della progettazione architettonica nel campo degli interventi sul costruito storico. Particolare rilevanza riveste l’attività sperimentale svolta come responsabile scientifico del Centro Studi LabTeco dell’ateneo di Bologna. Membro del Comitato Scientifico del 1st and 2nd International Congress on Construction History (Madrid 2003 - Cambridge 2006). Promotore e responsabile scientifico del Convegno internazionale Teoria e Pratica del costruire. Saperi, strumenti, modelli (Ravenna 2005). L’attività scientifica conta circa quaranta pubblicazioni a carattere nazionale ed internazionale, tra cui si segnalano le seguenti monografie: Bóvedas tabicadas. Architettura e Costruzione, (Roma: CDP Editrice-Edilstampa, 1995); Mètis e Téchne. Gli strumenti del progetto per la manutenzione e il recupero dell’edilizia storica (Monfalcone: Edicom, 2000).
La costruzione coesiva
Negli stessi mesi in cui Françoise Hennebique deposita il brevetto del béton armé in Francia, sull’altra sponda dell’atlantico, a Boston, viene data alle stampe, la prima edizione del testo Essay on the Theory and History of Cohesive Construction, applied especially to the timbrel vault, di Rafael Moreno Guastavino. Siamo nel 1892. Nei successivi cinquant’anni, Rafael Guastavino e il figlio Exposito, parteciperanno, come progettisti-costruttori della Guastavino Fireproof Construction Company, alla realizzazione di circa mille opere di architettura in terra americana, soprattutto nell’area orientale degli Stati Uniti. La peculiare abilità tecnica, coniugata ad una specifica attitudine imprenditoriale, si esplicherà mediante la messa a punto di un procedimento costruttivo in pianelle di laterizio, capace di resistere e superare la competizione dei sistemi in acciaio, fornendo una soluzione concorrenziale in termini di sicurezza statica, di leggerezza, di rapidità di messa in opera e di resistenza al fuoco. Tutto ciò non appartiene alla dimensione colta della riflessione sulle teorie architettoniche, non trova spazio dentro una storia che indaga i significati e i valori espressivi restituiti dalle forme architettoniche, perché la sua valenza è tutta interna al mondo della Tecnica; l’opera dei Guastavino è infatti inevitabilmente costretta e celata dentro l’immagine di quelle forme a cui ha dato vita, fornendo risposte a quegli interrogativi sul funzionamento delle cose che poi, una volta soddisfatti, cessano
di esistere e si inabissano appunto, dietro e dentro le immagini degli esiti ultimi, quelli dell’architettura costruita. In questo ambito, vive, al pari di Hennebique e di altri importanti sperimentatori-costruttori ottocenteschi, la vicenda dei Guastavino; una vicenda che richiede, legittimamente, di essere inserita come parte integrante di una storia della costruzione moderna, di cui il presente lavoro, fornisce solo un parziale contributo.
Riccardo Gulli insegna Architettura Tecnica presso la Facoltà di Ingegneria di Bologna. I primari indirizzi di interesse riguardano i settori delle tecniche costruttive storiche, del recupero edilizio e della progettazione architettonica nel campo degli interventi sul costruito storico. Particolare rilevanza riveste l’attività sperimentale svolta come responsabile scientifico del Centro Studi LabTeco dell’ateneo di Bologna. Membro del Comitato Scientifico del 1st and 2nd International Congress on Construction History (Madrid 2003 - Cambridge 2006). Promotore e responsabile scientifico del Convegno internazionale Teoria e Pratica del costruire. Saperi, strumenti, modelli (Ravenna 2005). L’attività scientifica conta circa quaranta pubblicazioni a carattere nazionale ed internazionale, tra cui si segnalano le seguenti monografie: Bóvedas tabicadas. Architettura e Costruzione, (Roma: CDP Editrice-Edilstampa, 1995); Mètis e Téchne. Gli strumenti del progetto per la manutenzione e il recupero dell’edilizia storica (Monfalcone: Edicom, 2000).
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