Personaggi di vecchio stampo
a cura di Stefania D'Agata D'Ottavi
La nota distintiva di questo piccolo capolavoro - insolita nel cupo tragico panorama dei grandi romanzi di Hardy - è quella della leggerezza. Inserite in una più ampia raccolta che si intitola Piccole ironie della vita, queste storie - raccontate a turno da un gruppo di viaggiatori che si spostano in carrozza per un breve tragitto - narrano la vita quotidiana di una comunità contadina o paesana, con le sue coincidenze, gli inganni e gli scherzi del destino: storie di paure e di beffe, di corteggiamenti e matrimoni, di eredità, di balli, di nascita e morte; storie in cui verità e bugie, grandi drammi e piccole furbizie, superstizioni e proverbi si mescolano in un ritmo serrato e in un dialogo ricchissimo di registri e idiomi; sullo sfondo, la campagna del Wessex, la regione semi-immaginaria, mitica e reale al tempo stesso, che anima gran parte delle narrazioni di Hardy. Un mondo antico e corale, sprofondato nel passato e nei tempi lunghi dei cicli naturali, che pure proietta la sua ombra sul presente, e sulle contraddizioni della modernità. Ultimo a salire sulla carrozza, e ansioso ascoltatore dei racconti, è infatti John Lackland, novello parodico Giovanni-Senza-Terra, emigrante di ritorno da un sogno fallito di successo e di felicità, che cerca ora di rintracciare, nelle storie dei suoi antichi compaesani, il filo di una origine e di un luogo mitizzato e perduto. Ma sia il viaggio che il racconto, vani tentativi di colmare una distanza, si arrestano al cimitero del paese, e sulle lapidi che altro non sono, ormai, che nomi. In queste vittoriane "mille e una notte" in miniatura la narrazione non ha allontanato la morte, ma la vita.
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