Fiabe sgarrupate
"E vissero felici e contenti": le fiabe classiche hanno sempre un lieto fine. E però, prima che il buono trovi la sua ricompensa, il brutto diventi bello, il povero ricco, e così via, bisogna passare tra avversità e sfortune ! E anche il lettore deve pagare il suo "scotto", dovendo spesso fare i conti con la paura, la truculenza e lorrore. Prima di giungere al riscatto, è sempre necessario pagare un pedaggio salato. A DOrta questo dispiace. Con buona pace dei vari Andersen, Grimm, Perrault, "rivisita" i loro racconti, li sfronda dellelemento "gotico" (caratteristico di molta letteratura nordica) e fa loro uniniezione di umorismo. Alla favola cambia, per così dire, i connotati. Lo scopo di questa riscrittura è il sorriso, perciò non solo il "lieto fine" ma la letizia come fine. Sembra un gioco di parole ma non lo è. Come ogni umorista che si rispetti, DOrta vorrebbe che il riso abbondasse non solo sulla bocca degli sciocchi ma anche su quella dei suoi lettori, convinto comè che la "risata aiuti a sdrammatizzare, a uscire dalla prigione delle tensioni nevrotiche". Un modo, anche questo, per ridimensionare i problemi (meno seri) della vita.
Marcello Dorta è nato a Napoli nel 1953. Prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura, ha insegnato per quindici anni nelle scuole elementari della sua città. Oltre al suo celeberrimo Io speriamo che me la cavo, ricordiamo anche: Dio ci ha creato gratis, Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso e Il maestro sgarrupato, opere tradotte in molti paesi del mondo. Il suo ultimo libro, Nero napoletano è stato un successo Marsilio.
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