Il disegno obliquo
introduzione di James Sloss Ackerman
In un libro dedicato alla rappresentazione la quasi totale assenza di riflessioni sulla prospettiva può apparire strana. Ma la maggior parte delle rappresentazioni grafiche non utilizzano la prospettiva, bensì il disegno frontale e obliquo: vale a dire le proiezioni parallele. Del resto lAntichità ha raramente fatto uso degli scorci prospettici, anche per una scelta di chiarezza, semplicità e misurabilità. Dopo la straordinaria produzione illusionistica greco-romana
che dura meno di cinque secoli , per mille anni il mondo mediterraneo e quello cinese continuano a utilizzare solo la proiezione parallela, la cui trascrizione grafica è qui definita disegno obliquo.Massimo Scolari (1943) ha insegnato allIstituto Universitario di Architettura di Venezia a partire dal 1973. È stato visiting professor alla Cornell University, Ithaca (1975), alla Cooper Union, New York (1977-1978), allInstitute for Architecture and Urban Studies, New York (1978), al Royal College of Art, Londra (1983), alla Technische Universität, Vienna (1983-1984), alla Harvard University, Cambridge (1986-1987) e alla Royal Danish Academy, Copenhagen (1993). Redattore delle riviste "Controspazio", "Lotus",
"Casabella", ha diretto la collana di architettura per Franco Angeli Editore e la rivista di arti letteratura e musica "Eidos". Ha esposto le sue opere e realizzato installazioni in Europa, Stati Uniti, Russia e Giappone; alla Triennale di Milano (1973, 1986), alla Biennale di Venezia (1980, 1984, 1991, 1996, 2004) e al Museo Palladio (2002). Nel 2000 si è dimesso dalluniversità. Vive a Venezia.
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