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Il Museo lapidario estense

a cura di Nicoletta Giordani, Giovanna Paolozzi Strozzi


Il Museo lapidario estense

Il Museo Lapidario Estense è custodito nell’austero Palazzo dei Musei, già Albergo dei Poveri, poi Albergo delle Arti, presenza architettonica tanto incombente quanto variegato e ricco è il patrimonio detenuto al suo interno: la Biblioteca Estense (basti la Bibbia di Borso a definirne i contorni), i Musei Civici di Arte Antica (le raccolte artistiche industriali più dense della regione), la Galleria Estense con i capolavori di Velázquez, dei Carracci, di Bernini. Ad esso si lega il Lapidario, espressione della storia della città dall’antichità al rinascimento, con i suoi monumenti sepolcrali, le lapidi, le sculture, i bassorilievi: pietre, marmi, arenarie, terrecotte scolpite o plasmate per segnare sepolture o zone della Mutina antica, definire figure o ritratti, incidere memorie, decorare palazzi. Dai monumenti ai più umili miliari, tutto parla della città e delle sue vicende, quelle civiche e quelle aristocratiche della casa regnante, gli Este mecenati e collezionisti, istitutori del museo fino dal 1828. Nelle sue primitive forme il museo fu ordinato infatti per volere e disposizione di Francesco iv d’Austria-Este, a significare l’amore e il rispetto per le cose dell’arte e, non ultima, la loro destinazione pubblica. Tutta la comunità fu chiamata a partecipare: il Municipio, i canonici delle cattedrali, le parrocchie, i privati che fornirono reperti più o meno antichi distinguendosi per generosità e senso civico, accanto al duca che donò un nucleo importante derivato dalle raccolte di antichità di casa d’Este. Contribuisce a dare chiara comprensione e maggior lettura, all’assetto moderno, arricchito nel Novecento da opere di scavo e di recupero, il restauro integrale di tutti i monumenti e dell’intero percorso: sarà così anche più attraente e piacevole, oltre che sapiente, la passeggiata del visitatore nel quadriportico del palazzo, a tu per tu con un’archeologia viva e parlante. Jadranka Bentini

Nicoletta Giordani si è laureata in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Bologna, dove ha seguito il Corso di Perfezionamento in Archeologia. Ha diretto numerosi interventi di scavo e restauro, oltre alla progettazione scientifica di mostre temporanee e musei come archeologo direttore presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, dove opera da oltre un ventennio. Ha curato volumi di carattere scientifico e ha presentato contributi di studio per riviste italiane e straniere. Dal 2001 tiene il corso di Archeologia Classica e Metodologie della Ricerca Archeologica come docente a contratto presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia per il Corso di Laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali.

Giovanna Paolozzi strozzi si è laureata in Lettere Moderne con indirizzo in Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi "La Sapienza" di Roma dove ha concluso il primo anno del Corso di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna. Ha frequentato il corso triennale di restauro presso l’Istituto Centrale di Restauro di Roma diplomandosi in restauro di dipinti e affreschi e specializzandosi in conservazione dei materiali lapidei l’anno successivo. Funzionario Storico dell’Arte presso la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Modena e Reggio Emilia, ha coordinato numerosi e importanti restauri e pubblicato saggi attinenti alla sua attività di conservazione.


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informazioni


Euro 49,00
2005
isbn: 978-88-317-8601-0


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