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Giorgione

a cura di Giovanna Nepi Scirè, Sandra Rossi


Giorgione

Venezia, Galleria dell’Accademia, 25 ottobre 2003 - 15 febbraio 2004

Nessuno ha mai dubitato della grandezza di Zorzi da Castelfranco, detto Giorgione, che gli scrittori d’arte, a partire dai contemporanei, gli riconoscono alla pari di Leonardo, Raffaello, Tiziano e Michelangelo.

Si è così formata una sorta di "mito", anche perché alla vicenda ancora oscura della sua vita si aggiunge la difficile interpretazione dei suoi dipinti. Le notizie in nostro possesso sull’opera di Giorgione derivano da cronache o inventari di collezioni, contemporanei o di poco successivi ai suoi tempi.

Degli affreschi per il Fontego dei Tedeschi rimangono solo due frammenti (entrambi esposti in occasione di questa mostra), la Nuda ed il recentemente ritrovato Putto delle Esperidi, acquistato e portato in Inghilterra agli inizi dell’Ottocento da John Ruskin.

Limitato è il numero delle opere che le stesse fonti attribuiscono a Giorgione. Perfino la stessa Pala di Castelfranco, oggi unanimemente riconosciuta autografa in base a considerazioni innanzitutto stilistiche, viene citata e attribuita direttamente all’artista solo nel 1635. Questa pala, rappresentante la Madonna in trono con i santi Liberale (o Ansano?) e Francesco, verrà presentata per la prima volta al pubblico dopo il restauro in occasione della mostra.

Secondo le cronache del Dolce (1557), quando Tiziano, allora molto giovane, terminò una sua serie di affreschi: "credendosi comunemente, poi che ella fu discoverta, che fosse opera di Giorgione, tutti i suoi amici seco si rallegravano, come della miglior cosa che egli avesse fatto. Onde Giorgione, con suo grandissimo dispiacere rispondeva che era di mano del suo discepolo". Inizia qui una lunga e infinita questione sulle reciproche attribuzioni di alcuni dipinti tra i due artisti. Lo stesso Vasari riporta che il giovane Tiziano "veduto il fare e la maniera di Giorgione, lasciò la maniera di Gian Bellino, ancorché vi avesse molto tempo consumato, e si accostò a quella, così bene imitando in brieve tempo le cose di lui, che furono le sue pitture talvolta scambiate e credute opere di Giorgione...". L’alternarsi di attribuzioni tra Giorgione e Tiziano ha coinvolto anche il dipinto della Scuola Grande di San Rocco, Cristo portacroce, che ora è stato definitivamente restituito dalla critica a Giorgione.

La mostra veneziana raccogliendo ben nove opere del maestro — di cui due recentemente restaurate — costituisce la più ricca rassegna a lui dedicata, dopo quella ormai mitica del 1955, e il catalogo, con i contributi critici dei maggiori studiosi, si offre come la più aggiornata monografia a lui dedicata.

 

Saggi di: Bernard Aikema, Augusto Gentili, Stefania Mason, Giovanna Nepi Scirè, Salvatore Settis.

Giovanna Nepi Scirè è Soprintendente per il Polo Museale Veneziano.


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informazioni


Euro 35,00
2003
isbn: 978-88-317-8344-6


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