Draghi e Principesse
Fiabe impertinenti dell'800 inglesea cura di Laura Tosi
Di draghi e di principesse parlano da sempre le fiabe, ma questi sono draghi e principesse speciali. E se è vero che la cultura postmoderna ci ha abituato a rivisitazioni parodiche e stravolte di tutta la tradizione letteraria, e quindi anche della fiaba, che si riveste oggi dei segni del politically correct (lupi buoni, cacciatori animalisti, principesse ribelli e femministe), la "specialità" sta nel fatto che si tratta di testi nati in epoca lontana da tutto ciò - un'epoca in cui, nonostante già si affaccino i modelli sovversivi di Alice o Peter Pan, la principessa viene ancora salvata dal principe, dopo che è stato ucciso l'orrendo drago divoratore. In questa raccolta le eroine - principesse "salvatrici" e intraprendenti - non si riconoscono invece nel ruolo passivo delle fiabe tradizionali, ma escono dalla sfera domestico - aristocratica della corte per affrontaere con coraggio e fantasia gli impedimenti fiabeschi di varia natura; mentre i draghi, assimilati ai dinosauri e rientrati di prepotenza nell'immaginario inglese nel periodo vittoriano con l'affermazione del modello evoluzionistico e della paleontologia, sono esseri loquaci e pacifici, timidi e sognatori ma sufficientemente moderni da reagire sdegnosamente quando vengono percepiti come flagelli avidi di insipide principesse e saccenti principini. Registro ironico e garbata satira sociale costituiscono quindi il tratto distintivo di queste fiabe, che però restano fiabe, leggere e gioiose storie di un mondo incantato e antico, seppure ammiccante a una prosaica e arguta modernità.
Gli autori di questa raccolta, pur nella diversità deglis tili e con l'originalità con cui ciascuno reinterpreta temi e forme delle fiabe tradizionali, abbracciano i valori di una middle class riformista che sosteneva gli ideali dell'immaginazione e della fantasia contro il conformismo dell'ordine sociale dell'età vittoriana.
Laura Tosi insegna letteratura inglese presso lUniversità Ca Foscari di Venezia. Ha scritto vari articoli sul teatro elisabettiano, sulla scittura delle donne e la letteratura per ragazzi.
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