Pasolini nella città del cinema
A ventiquattro anni dalla sua morte cosa resta alla città del cinema di fine secolo e dinizio millennio di questo suo cittadino così solitario, così inimitabile, così diverso?
Lungi dallessere soltanto Cinecittà, la "città del cinema" è, come tutte le città pasoliniane, da quella reale di Accattone a quella composita e "irreale" de Il fiore delle mille e una notte, il luogo delle leggi ferree e delle grigie regole (cinematografiche). Pasolini vi si recò più di una volta dal 1954 in poi quando iniziò a scrivere soggetti, dialoghi e sceneggiature. Verso la fine degli anni cinquanta era già quasi un residente; dal 1961 vi si trasferì stabilmente. Ma cittadino vero e proprio della città del cinema Pasolini non lo fu mai: in principio ne rifiutò le leggi formali, poi ne respinse le prassi merceologiche restando uno "straniero". Egli labitò per conto proprio, senza farsi contaminare dal mestiere, unico cineasta italiano dellepoca a non usare mai altri che se stesso come soggettista, dialoghista e sceneggiatore. Un abitare dentro la città vivendone le costrizioni, ma cercando di portarvi da fuori le libertà e le ebbrezze. Il libro di Micciché si propone di analizzare tutta lopera cinematografica di Pasolini, facendone emergere lalto valore artistico, la genesi e le contraddizioni, gli intenti e i risultati.
Lino Micciché docente di storia del cinema alla III Università di Roma e presidente della Scuola Nazionale di Cinema, autore di numerosi saggi, con Marsilio ha recentemente pubblicato Luchino Visconti. Un profilo critico (1997), Il cinema italiano degli anni 60 (19955) e ha curato la riedizione di Il neorealismo cinematografico italiano (19993).
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