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Franz Grillparzer

Medea

a cura di Maddalena Longo
traduzione di Claudio Magris


Medea

Nella lunga storia del mito e in quella delle letterature occidentali la figura di Medea ha conservato un tratto distintivo di fondo. Da Euripide a Seneca, da Pasolini ad Heiner Müller, Medea, la madre che uccide i propri figli, ha rappresentato sempre la potenza femminile estrema, portatrice di un potere quasi sovrannaturale e testimone di un’alterità senza mediazioni, semidea con licenza di vita e di morte, uscita dal fondo delle più oscure patologie della fantasia maschile. Agli inizi degli anni ’20, in piena Restaurazione, Medea appare nell’opera del più importante drammaturgo austriaco, Franz Grillparzer, spogliata dei tratti più eroici del mito e più ricca di sottili e moderne motivazioni interiori, più debole e apparentemente inerte nel suo confronto con il maschile, disposta a deporre per Giasone il proprio sapere magico e la sua parte barbarica, attonita di fronte alla fragilità dei sentimenti umani. Ma quando la sua integrazione nella civiltà greca si rivela impossibile, anche la Medea di Grillparzer ritrova la potenza del mito nell’atto estremo della sofferenza e della ribellione, e consuma la sua vendetta con un gesto ben più doloroso e tragico del suicidio. Uccidendo i propri figli si riappropria della loro vita e della loro nascita, interrompe ogni progetto di perpetuazione di una famiglia già minata dagli eventi, proclama la propria estraneità al mondo greco e si sottrae in maniera radicale e terribile alla logica del possesso e della conquista, simbolo inquietante da un lato della differenza e irriducibilità tra culture diverse, dall’altro della potenza oscura della passione che tutto vanifica e distrugge, compresi i valori più sacri della famiglia, della vita e della passione d’amore.

Franz Grillparzer (1791-1872) nasce a Vienna da una famiglia di avvocati e musicisti, e a Vienna conduce tutta la sua lunga vita, con l’interruzione di alcuni viaggi. Il padre muore nel 1809; il giovane Grillparzer riesce a completare con successo gli studi di giurisprudenza, e a questo stesso periodo risalgono i primi suoi lavori drammatici. All’età di ventisette anni, grazie alla tragedia Saffo, la sua fama varca i confini nazionali e il Burgtheater lo assume come proprio drammaturgo. Qualche anno prima aveva intrapreso la carriera di funzionario dello stato, che porterà avanti coscienziosamente accanto all’attività letteraria, per quarantatre anni. La sua vita privata è segnata da tragedie familiari come il suicidio del fratello minore e quello della madre; i suoi legami sentimentali, non duraturi, furono appassionati e drammatici. Il suo lavoro più noto è la trilogia de Il vello d’oro, di cui Medea è la terza parte, dopo L’ospite e Gli Argonauti. Le tre importanti opere della maturità Libussa, Dissidio tra fratelli d’Asburgo, L’ebrea di Toledo sono state rappresentate postume.

Maddalena Longo si è laureata presso l’Università di Trieste con Claudio Magris. Si occupa principalmente di letteratura austriaca, in particolare di autori delle province orientali absburgiche.

Claudio Magris (Trieste 1939), germanista e scrittore, è docente di letteratura tedesca all’Università di Trieste. Per la Letteratura universale Marsilio ha tradotto Woyzeck di Georg Büchner (2003).


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4° ed.
Euro 13,00
2001
isbn: 978-88-317-6987-7



Il povero suonatore
Euro 10,33
isbn: 978-88-317-6707-1

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