Herbert Hamak
a cura di Luca Massimo Barbero, Paola Marini, Luca M. Barbero
Herbert Hamak studia alla Scuola d’Arte di Stato a Francoforte dal 1972 al 1980. Gli anni di formazione sono posti sotto gli auspici classici degli insegnamenti tradizionali. Grazie all’atmosfera sperimentale e d’avanguardia che respirava pienamente nell’ambito sia scolastico che sociale, il giovane artista ha modo di confrontarsi con gli allora attuali e fondamentali movimenti concettuali, cui il suo lavoro d’esordio fa riferimento in quei brevi anni. Dopo una fase intellettualmente ricca di spunti e riflessioni sulla possibilità di un nuovo modo di dipingere, medita lungamente sulle potenzialità della pittura stessa. Grazie alla profonda analisi frutto delle frequentazioni di vari ambienti artistici e delle avanguardie concettuali, Hamak, già dalla metà degli anni settanta, torna a utilizzare la pittura. Se, infatti, in un primo momento il suo il dipingere includeva la presenza di una possibile Figura, progressivamente, si fa sempre più astratto e volge verso una sostanziale monocromia luministica che inizia a prendere in forte considerazione, la Materia, la trasparenza e la luce. Dal 1978, per poter coniugare questa problematica all’analisi classica del dipingere e, al tempo stesso, filtrarla attraverso un forte significato concettuale, sceglie di utilizzare la cera come materia emblematica del suo lavoro. Questa materia proveniente dallo studio della tradizione e della tecnica antica – ma così significante e simbolicamente forte – oltrepassa la sontuosa esteticità dell’encausto da cui trae origine e diviene per l’artista un mezzo necessario, ideale, per poter dipingere; dapprima mescolata ai colori, poi utilizzata come puro materiale direttamente sulla tela.
Quasi sperimentando una necessità tra tecnica e poetica sempre relazionata al dipingere, inizia letteralmente a versare cera in fusione e colori all’interno di forme e strutture che immediatamente si allacciano alla tela, creando in questo modo maggior spessore di “pittura”. La cera, versata così direttamente e in modo meditatamente gestuale, diviene materia della pittura e, simultaneamente, colore, determinando gli spessori, le trasparenze e le opacità del quadro. Dal 1982 concentra la sua ricerca su queste opere, ch’egli definisce ancora a oggi “Dipinti”. Contemporaneamente, l’ideale percorso prosegue verso la necessità di rendere il dipinto a cera non solo più resistente e stabile, ma anche libero con un suo simbolico volume di forme. Raggiunge quindi verso il 1985 il risultato sperimentale di mescolare in modo quasi alchemico pigmenti, cera e alcuni tipi di resina che, evolvendosi sino alla complessità delle miscele utilizzate oggi - dette tecnicamente catalizzatori - permettono la creazione di dipinti di grandi dimensioni e forme pure che rappresentano il suo lavoro internazionalmente noto.
Marsilio Università

