Orfeo
Variazioni sul mitoa cura di Maria Grazia Ciani, Andrea Rodighiero

Poche leggende hanno avuto tanta fortuna nella poesia, nella musica, nell’arte di tutti i tempi, pochi personaggi si sono prestati alla rielaborazione in chiave filosofico-simbolica quanto il mitico cantore della Tracia.
Quando l’amata sposa, la ninfa Euridice, muore per il morso di un serpente, Orfeo sfida con la sua arte le potenze dell’Ade e ottiene di riportarla tra i vivi a patto che, durante il cammino, non si volti a guardarla in viso. Orfeo trasgredisce e si volta, perdendo Euridice per sempre.
Nelle fiabe, ogni forma di divieto preannuncia l’esito fatale. L’antica leggenda di Orfeo ed Euridice narra la vicenda di una resurrezione impossibile; la conclusione è quindi scontata.
Nelle successive rielaborazioni letterarie della storia, però, il punto focale non è più il divieto, bensì il gesto di Orfeo. Perché Orfeo si volge a guardare, nonostante il divieto? Per troppo amore di Euridice o per eccessivo amore di sé? Da Virgilio a Bufalino il percorso è segnato da un progressivo disincanto: alla storia d’amore si sovrappone il mito del poeta, la cui musa si nutre, volontariamente e necessariamente, di assenza e lontananza, di dolore e di morte.
Maria Grazia Ciani è docente di storia della filologia e della tradizione classica presso l’Università di Padova. Per Marsilio ha tradotto l’Iliade e l’Odissea. Per la serie «Variazioni sul mito» ha curato anche Medea di Euripide, Seneca, Grillparzer, Alvaro (20043), Antigone di Sofocle, Anouilh, Brecht (20054) e Fedra di Euripide, Seneca, Racine, d’Annunzio (20062).
Andrea Rodighiero lavora presso il Dipartimento di linguistica, letteratura e scienze della comunicazione dell’Università di Verona. Per Marsilio ha tradotto e commentato l’Edipo a Colono di Sofocle (1998, premio Monselice per la traduzione letteraria 1999) e, dello stesso autore, le Trachinie (La morte di Eracle, 2004).
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